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Mer
18 Ottobre 2017
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La Vita Ferma

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di Sara Michelucci

Accettare la perdita, la scomparsa della persona amata, della madre, della moglie, non è cosa facile. E lo è ancora di più mantenere intatto il suo ricordo. O, meglio, ricordare tutto di quella persona. Come se fosse ancora lì presente. La vita ferma: sguardi sul dolore del ricordo è un “dramma di pensiero in tre atti”, come lo definisce la regista, Lucia Calamaro, che ne è anche l'autrice. Un testo che affronta la morte di un familiare e lo fa scandagliando le profondità della psiche e dell'inconscio.

Interpretato da Riccardo Goretti, Alice Redini e Simona Senzacqua, La Vita Ferma è uno spazio mentale dove si inscena uno squarcio di vita di tre vivi qualunque - padre, madre, figlia - attraverso l’incidente e la perdita.

Una riflessione sul problema del dolore-ricordo, sullo strappo irriducibile tra i vivi e i morti e su questo dolore che è, comunque, il solo a colmare, mentre resiste. Un dramma di pensiero in tre atti che accoglie, sviluppa e inquadra il problema della complessa, sporadica e sempre piuttosto colpevolizzante, gestione interiore dei defunti.

Registri diversi, quelli scelti dalla Calamaro, che vanno dall'ironico al drammatico, dal grottesco al surreale, passando per una serie di step che porteranno i tre protagonisti a interrogarsi e a interrogare il pubblico su cosa voglia dire la gestione interiore dei morti. “Non la morte dunque, e non il problema del morire e di chi muore, che sappiamo tutti risolversi sotto la  misteriosa campana del nulla, che strangola sul nascere ogni comprensione.

Ma i morti, il loro modo di esistenza in noi e fuori di noi, la loro frammentata frequentazione interiore e soprattutto il rammendo laborioso del loro ricordo sempre cosi poco all’altezza della persona morta, cosi poco fedele a lei e cosi profondamente reinventato da chi invece vive”, dice la regista.

Da qui si apre una riflessione sul lutto e la sua elaborazione, che non è uguale per tutti. “La Vita Ferma è dunque uno spazio mentale dove si inscena uno squarcio di vita di tre vivi qualunque, padre, madre, figlia, attraverso l’incidente e la perdita”, aggiunge Lucia Calamaro. Lo spettacolo è andato in scena al teatro Secci di Terni nell'ambito dell'evento TerniFestival 2016.




 

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