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24 Marzo 2017
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Olocausto e nostalgia in musica

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di Sara Michelucci

È l’orrore del massacro di Babi Yar (Kiev) a rivivere nel nuovo disco Naxos di Boris Pigovat, Holocaust Requiem. Poem of Dawn, inciso da Anna Serova (viola) e Nicola Guerini (direttore d’orchestra) con la Croatian Radio & Television Symphony Orchestra. Il disco, prodotto da Alessandro Panetto (Apm) e registrato al Vatroslav Lisinki Concert Hall di Zagreb, in Croazia, tra il 2013 e il 2014, è una sorta di Messa da Requiem strumentale per ricordare le oltre 30.000 vittime della carneficina di ebrei che i tedeschi compirono a Babi Yar tra il 1941 e il 1942. Il disco ha appena ottenuto il Supersonic Award dalla rivista specializzata lussemburghese Pizzicato.

Come nasce questo lavoro?
“Con il compositore israeliano Boris Pigovat - racconta a Altrenotizie.org Anna Serova - ci siamo conosciuti via internet alcuni anni fa. Lui ha visto alcuni miei video su Youtube e mi ha contattata per incidere Holocaust Requiem. Poema d’Aurora. Mi ha fatto sentire la sua musica e sono rimasta colpita dal suo talento, affascinata dalla profondità della sua musica, ricchezza melodica e grande fantasia nell'orchestrazione. Così è nato questo progetto per la casa discografica Naxos. Al Requiem poi abbiamo aggiunto Poema d’Aurora, brano commissionato da me nel 2010, che apre una finestra di luce sull’orrore dell’Olocausto”.

Prosegue Anna: “Sono stata molto felice di collaborare per questo progetto con l'Orchestra della Radio Televisione Croata diretta da Nicola Guerini, musicista raffinato che ha saputo guidare l'orchestra con grande maestria. Boris Pigovat ha assistito alle sessioni di registrazione a Zagreb e la sua presenza, i suoi consigli e suggerimenti sono stati molto preziosi per noi”.

Cosa vuol dire affrontare un tema tanto complesso, come quello dell'Olocausto, attraverso la musica?
“Tutte le grandi opere d’arte sono in grado di trasmettere grandi emozioni, fanno riflettere, ricordare gli eventi passati e crescere sia culturalmente, sia spiritualmente. L’Holocaust Requiem di Pigovat è senz’altro una di queste, un’opera di grande valore che mi sono sentita onorata di eseguire, quasi privilegiata. Per Pigovat il Requiem è legato anche a un’esigenza personale. I suoi nonni e una zia furono uccisi dai nazisti a Babiy Yar (vicino Kiev) nel settembre 1941. Da anni voleva scrivere una composizione dedicata all'Olocausto, ma non riusciva a iniziare poiché non credeva di avere le capacità necessarie alla realizzazione di un lavoro di tale entità. Poi dopo il trasferimento in Israele ha iniziato a pensarci seriamente ed è nato il Requiem”.

Ma c'è un'altra opera che vede protagonista la Serova, Nostalghija. Di cosa si tratta?
“Il progetto nasce da un’idea condivisa con il pianista Filippo Faes, eccellente pianista e direttore d'orchestra, con il quale collaboro da quindici anni. Avevamo in mente un progetto dedicato alla musica russa. Io amo molto Rachmaninov e ho sempre voluto suonare la Sonata op. 19, solo che essendo stata scritta originariamente per violoncello e pianoforte, ha necessitato di una trascrizione (per viola) della quale mi sono occupata io stessa. Abbiamo deciso di aggiungere la Sonata di Dmitri Schostakovich al progetto sia per gli elementi di contrasto (tra i due brani passano più di 70 anni), sia per l’affinità delle vicende personali dei due compositori: l’esilio volontario di Rachmaninov dalla sua Russia e l’esilio interiore, all’interno del suo Paese, sotto la dittatura sovietica, di Šostakovi?”.

Lei sceglie in questo confrontarsi con il tema della nostalgia, ripercorrendo due anniversari importanti. Ce ne parla?
“Il disco celebra sia i 40 anni della Sonata di Shostakovich, testamento spirituale del compositore, e i 400 anni della Viola Amati Stauffer 1615. Uno strumento di inestimabile valore artistico e storico che è custodito al Museo del Violino di Cremona ed è di proprietà della Fondazione Walter Stauffer. La viola è in perfetto stato di conservazione, testimonianza di quanto probabilmente sia stata amata, apprezzata e curata da tutti i proprietari in questi 400 anni. È una grande emozione poter suonare uno strumento del genere, che riesce a trasmettere generosamente tutta l’energia e l’esperienza accumulata nei secoli. Un suono davvero bello, caldo e ricco, che è stato una fonte d’ispirazione per me”.

 

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