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Mer
16 Aprile 2014
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Campionato, cala il sipario

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di Fabrizio Casari

La Domenica dell’addio di tanti campioni ha sbattuto con violenza mediatica la carta d’identità del nostro campionato mediocre. Lacrime, applausi, dichiarazioni e lettere d’addio sono state la scenografia obbligata per la fine di un torneo che per molti aspetti ha segnato la fine di un ciclo storico del calcio italiano.

Si è concluso con l’addio di tanti giocatori che hanno in parte rappresentato il mondo delle all stars di questi ultimi quindici anni: Del Piero, Inzaghi, Gattuso, Nesta, Zambrotta, Cordoba ed altri hanno infatti rappresentato una parte non secondaria della qualità del calcio italico nei campionati e nelle competizioni internazionali.

L’abbandono più doloroso è stato proprio quello di Del Piero; ma mentre Gattuso e Nesta, Zambrotta e Inzaghi scelgono volontariamente di farsi da parte, Del Piero é stato cacciato dalla dirigenza juventina. Non é una differenza irrilevante e qualifica in senso negativo le scelte di casa Agnelli, dove una dirigenza incapace di essere grande nel momento del trionfo non ha voluto e saputo offrire un altro anno da capitano al suo giocatore più rappresentativo.

Del Piero, infatti, oltre a rappresentare insieme a pochi altri la cifra tecnica italiana migliore per tanti anni e ad aver offerto prove di fedeltà assoluta ai colori della Juventus, è uno dei calciatori italiani più corretti e tra i pochissimi in grado di declinare una frase in italiano. Davvero meritava un altro anno a Torino e chissà che quella che ormai a Milanello chiamano sindrome Pirlo il prossimo anno non venga affiancata a Vinovo dalla sindrome Del Piero.

E’ comunque stato l’anno che ha visto la Juventus tornare alla vittoria, dopo il lungo purgatorio post-calciopoli. Una vittoria meritata che ha nella infinita querelle legale da parte del rampollo di casa Agnelli l’elemento più penoso, anche perché mai si è sentita, da parte della famiglia, la necessità di chiedere scusa per quello che i vertici dei bianconeri condannati in ogni grado di giudizio fino ad ora celebrato hanno inflitto al calcio italiano.

Altro che stelle e stelline: qualcuno, causa Moggi, Giraudo e altri, proprio sul campo si è visto privare di vittorie e, prima ancora, di giustizia, essenza stessa - quest’ultima - di ogni competizione. Proprio sul campo quella macchina indegna gestita da Juventus e Milan ha impedito per diversi anni la regolarità della competizione sportiva.

L’ultima giornata doveva comunque emettere due verdetti: quello per la zona Champions e Europa League e quello per la retrocessione. La lotta per l’ingresso in Europa più importante ha visto prevalere l’Udinese e, in fondo, per quanto visto nel corso della stagione, il verdetto é giusto.

Quello appena finito è stato comunque un anno di scarso valore tecnico, caratterizzato da polemiche arbitrali e panchine saltate, e che ha visto sì la Juventus imbattuta, ma anche con un numero di vittorie (e di punti) minore degli anni scorsi. La stagione appena finita, poi, ha le sue riconferme (l’Udinese, che migliora la sua classifica rispetto all’anno precedente pur avendo venduto i suoi pezzi migliori) e le sue delusioni: Milan, Inter, Roma e Fiorentina sono le squadre cui è possibile intestarle.

Ha significato la fine del ciclo vincente interista; la squadra di Moratti non mancava la partecipazione alla Champions da undici anni. L’Inter ricomincerà da quello di buono che si è visto da quando Stramaccioni è arrivato sulla panchina. Si trova di fronte alla necessità di dover rinnovare in profondità ma senza avere le risorse economiche per innestare grandi campioni. Per Moratti si apre una strada che forse varrebbe la pena percorrere: nei dieci livelli di calcio regolamentari, dai pulcini alla Primavera, l’Inter è la prima squadra ovunque; dunque in assenza di un portafoglio adatto all’ingaggio di fuoriclassei sembrerebbe ovvio ricorrere ai giovani di talento che si hanno in casa, corroborandoli con tre o quattro acquisti di alto livello con cui ripartire.

Il Milan, che ha salutato tanti suoi giocatori famosi che molto hanno dato alla causa rossonera e al calcio italiano, dovrà sostanzialmente ricostruire grande parte dell’impianto di squadra e la capacità di dotarsi di giocatori all’altezza delle ambizioni è necessaria, anche per convincere Ibrahimovic a rimanere a Milano. La riconferma di Ibra, la capacità cioé del club di Via Turati di reagire al canto delle sirene che viene dal Real Madrid ad insidiare il fuoriclasse svedese, sarà la prima dimostrazione pratica di come Galliani intenderà procedere. Ben altro che Montolivo serve al Milan.

Il Napoli, protagonista di un’annata con alti e bassi, ha comunque svolto un buon campionato, evidenziando semmai come il suo straordinario attacco ed un centrocampo di qualità e corsa abbiano risentito di una fase difensiva lacunosa, primo elemento da correggere in sede di mercato estivo. Se Lavezzi dovesse partire, il trio delle meraviglie verrebbe ridotto a duetto, non è certo il pur positivo Pandev a garantire un campionato ad alti livelli.

La Lazio, che pure ha fatto un buon campionato, ha pagato la mancanza di rinforzi a Gennaio, che l’hanno costretta a giocare senza titolari e prime alternative in diverse occasioni causa infortunio dei titolari. Il suo presidente è stato decisivo - in negativo - nel privare al momento giusto la squadra di Reja del carburante necessario a proseguire la corsa. Ciononostante, il piazzamento della Lazio non va disprezzato e Reja, nonostante i tira e molla con Lotito, dovrebbe poter essere riconfermato alla guida della squadra. Urgono però due rinforzi in attacco per sostituire Klose e Rocchi e uno almeno due centrocampo per sostituire Brocchi e Hernanes.

La Roma con Montella vedrà probabilmente un cambio di direzione rispetto al modello di gioco disegnato da Luis Enrique e la possibilità di correggere gli errori di mercato con tre o quattro elementi di spessore può disegnare una squadra di sicuro interesse. Sarà forse l’ultimo anno di livello assoluto di Francesco Totti e pensare fin da ora a come sostituirlo non sarà semplice. La querelle con Pulvirenti andrà sistemata con giocatori o soldi, mentre la via del ritorno dai prestiti di alcune scelte di Luis Enrique dovrà essere affollata. Molti dei Primavera della Roma sono decisamente migliori dei vari Josè Angel, Bojan o Cicinho.

La Fiorentina deve davvero ricostruire tutto e partire da Oriali sulla plancia di DG sarebbe cominciare con il piede giusto, mentre desta qualche perplessità l’arrivo di Ranieri, soprattutto se si vuole attingere dal vivaio una parte dei rinforzi. Lo scontro tra la famiglia Della Valle e la tifoseria dovrà però essere risolto, pena non vedere la luce fuori dal tunnel.

E’ stato anche l’anno che ha visto emergere nuovi giovani allenatori italiani di sicuro avvenire: da Conte a Sannino, da Montella a Pioli, da Stramaccioni a Colantuoni, il mestiere di allenatore sta diventando un fiore all’occhiello (forse l’unico) per il nostro calcio. Lo stress denunciato da Guidolin e Luis Enrique, però, è l’altra faccia della medaglia di un mestiere che ormai denuncia l’esasperata tensione con la quale si allena. Detto ciò, lo stress che ci preoccupa non è mai stato quello dei miliardari.

E’ finito poi un campionato infamato come mai dallo scandalo del calcio-scommesse che, per l’ampiezza numerica di squadre e giocatori coinvolti, sembra rappresentare la cifra esatta, o forse sottostimata, della dose di marcio che attraversa il calcio italiano.

La classifica finale, visibile da ieri, rischia però di venire in parte modificata dalla giustizia sportiva, chiamata a pronunciarsi a seguito della chiusura delle inchieste che da Cremona a Napoli entro la fine del mese verranno presentate anche al vaglio degli organi federali. Sono decine i giocatori, le partite e le squadre oggetto delle diverse inchieste e tutto lascia pensare che quello che sta per avventarsi sull'Italia del pallone sarà un vero tsunami. La speranza é che la giustizia non faccia sconti a niente e a nessuno.

Si passa ora alla Nazionale. Prandelli ha diramato la lista dei primi 32 giocatori da portare all’europeo e sono poche le obiezioni che si possono muovere alle scelte del CT. Ci sarà modo e tempo per tornarci su, ma ci piace chiudere, oggi, salutando la fine di un torneo che non ci è piaciuto e dolendoci, ancora una volta, di aver dovuto assistere, tra tanta mediocrità, anche a una tragedia: quella della fine assurda e infame di Piermario Morosini.

 

 

 

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