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23 Giugno 2017
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Società

Sbarchi, business della criminalità italiana

Sbarchi, business della criminalità italiana

di Tania Careddu

“La criminalità organizzata italiana ha concesso ai gruppi criminali trasnazionali, con in testa le organizzazioni cinesi, magrebine, nigeriane e albanesi, di poter gestire l’intera filiera del traffico degli esseri umani. In cambio del denaro per il trasferimento e i servizi annessi, spesso anticipato dal trafficante, i migranti sono totalmente asserviti alle organizzazioni criminali almeno fino all’estinzione del debito contratto.

Il placet di ‘ndrangheta, mafia, camorra e sacra corona unita avviene per alcuni motivi prioritari. In primo luogo, la concessione dei sodalizi criminali italiani, ‘ndrangheta in testa, alle organizzazioni di trafficanti di esseri umani ottiene il beneficio di una “complicità criminale organizzativa” di queste ultime nel mercato degli stupefacenti il cui giro d’affari è, senza alcun dubbio, più remunerativo dell’arrivo dei clandestini.

In secondo luogo, perché la criminalità organizzata italiana può ottenere elevati guadagni da appalti e subappalti, vinti al ribasso, potendo disporre di un esercito di lavoratori a basso costo”.

E’ spiegata tutta in questa nota del presidente dell’Istituto Demoskopika, Raffaele Rio, la dinamica che sottende al giro d’affari generato dagli oltre seicentocinquanta mila sbarchi dei migranti sulle coste italiane, dal 2011 a oggi, innescata da mafia, ‘ndrangheta, camorra, sacra corona unita, attraverso la concessione della gestione del traffico di esseri umani in cambio di collaborazione in altri business illeciti.

Con una crescita esponenziale, nell’ultimo triennio, del 313 per cento, nelle aree a maggior condizionamento ambientale della criminalità organizzata italiana, sono stati quattrocentottantasei mila i migranti arrivati via mare in Sicilia, poco meno di centomila quelli sbarcati sulle coste calabresi, circa cinquantamila i flussi sulle coste della Puglia e poco più di diciottomila gli immigrati approdati sulle coste campane.

Producendo guadagni (illeciti) corrispondenti a quattro miliardi di euro, pari mediamente a circa quattro milioni e mezzo di euro al giorno, che finiscono direttamente nelle tasche di trafficanti (senza scrupoli) di uomini, appartenenti principalmente a gruppi criminali trasnazionali, soprattutto di matrice etnica.

E’ un calcolo per difetto, ottenuto moltiplicando il costo medio di seimila euro che ciascun migrante è costretto a pagare per inseguire la speranza di poter realizzare la propria identità, visto che, stando a quanto riporta l’indagine Sbarchi & Disperazione. Il giro d’affari della criminalità organizzata, non rientrano nel computo né le migliaia di migranti che sfuggono ai controlli delle forze dell’ordine né le vittime che in Italia non arriveranno mai (pur avendo saldato il conto).

Dati che, del tutto involontariamente, fanno chiarezza sulle reali alleanze che i trafficanti stringono per incentivare il loro business che non sono affatto riconducibili, come ha anche confermato la Commissione Difesa del Senato, il 16 maggio scorso, ad alcuna collusione con le organizzazioni non governative (ONG).

 

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