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Gio
28 Luglio 2016
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Società

Quel che resta del razzismo

Quel che resta del razzismo

di Tania Careddu

Qualcosa è stato fatto. A rilevare il movimento positivo nella lotta al razzismo, la Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza (ECRI), che, nel suo quinto rapporto sull’Italia, plaude a una serie di buone pratiche e di iniziative legislative contro la discriminazione razziale. Di qualsiasi genere. Sono stati presentati, per esempio, dei disegni di legge che prevedono importanti miglioramenti della legislazione sul tema, tra cui la Ratifica del Protocollo numero 12 alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e del Protocollo addizionale alla Convenzione sulla criminalità informatica.

Sono state pensate, inoltre, pene più severe quando la propaganda razzista e il pubblico incitamento ai crimini dettati dall’odio sono basati sulla negazione dell’Olocausto ed è stata presa la decisione di considerare l’omofobia come circostanza aggravante per qualsiasi reato.

Sebbene non sempre le autorità siano in grado di raccogliere i dati in modo coerente e sistematico, più di qualche procedimento giudiziario ha punito un certo numero, sempre crescente, di episodi di discorsi di incitamento all’odio. Salutato con favore il (DASPO) divieto di accesso ai luoghi dove si svolgono manifestazioni sportive per le persone condannate con l’accusa di aver esposto striscioni violenti o razzisti.

Buona l’adozione della legge che riconosce ufficialmente le unioni civili per le coppie dello stesso sesso anche se, malgrado i progressi realizzati sul piano legislativo per la tutela dei diritti delle persone LGBT, la questione dell’educazione sessuale nelle scuole rimane materia controversa e incontra forti opposizioni da parte di alcune autorità locali. Con l’auspicio che la recente legge sulla ‘buona scuola’, sbandierata quale strumento di sostegno significativo in termini finanziari e di potenziamento dell’organico a quegli istituti che accolgono un corposo numero di alunni stranieri, sia (almeno) orientata a combattere tutte le forme di discriminazione nelle scuole di ogni livello.

Tanto di cappello, dicono Oltralpe, per le operazioni di salvataggio in mare e per la capacità di fornire sistemazioni decenti alle masse dei migranti e richiedenti asilo provenienti dal Nord Arica. I figli dei quali, se saranno fortunati, forse, legislatori permettendo, potranno acquisire la cittadinanza italiana. Congratulazioni anche per lo studio sui dati relativi all’integrazione dei Rom e al loro accesso a un alloggio, nonostante destìno preoccupazione le rilevanti disparità geografiche che pesano sulla loro integrazione.

Ammoniscono però l’Italia perché, ancora, la legge non considera reato penalmente perseguibile la discriminazione fondata sul colore o sulla lingua e le sanzioni previste non rappresentano sempre una risposta efficace. Non solo: l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) non rispetta il principio di indipendenza degli organi preposti alla lotta contro il razzismo ma non dispone nemmeno di poteri sufficienti a contrastarlo.

Ma, forse, prima di tutto bisognerebbe definirlo, il razzismo: si intende il convincimento che un motivo quale la razza (?), il colore, la lingua, la religione, (il sesso, ndr), la nazionalità, o l’origine nazionale ed etnica, giustifichi il disprezzo nei confronti di una persona o di un gruppo di persone, o l’idea della superiorità di una persona o di un gruppo di persone. Troppo buoni, quelli dell’ECRI.

 

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