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Mer
26 Novembre 2014
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Società

Adolescenti fra facebook e whatsapp

Adolescenti fra facebook e whatsapp

di Tania Careddu

Su duemilacentodiciassette studenti di terza media, l’81 per cento è collegato. Ad internet, ventiquattro ore su ventiquattro, complice il crollo dei costi di accesso e la possibilità di connettersi dallo smartphone in qualunque momento della giornata. E internet uguale social: whatsapp lo usano otto adolescenti (e pre) su dieci, il 75 per cento del campione ha un profilo facebook, il 42 per cento utilizza Instagram, il 67 per cento “sta” su ASK e il 23 per cento su twitter. Se per l’87,6 per cento dei ragazzini internet è utile perché si può stare in contatto con gli amici, per il 60,2 per cento è irrinunciabile.

E così internet è diventato il “primo pensiero” della giornata. E anche l’ultimo: cresce, infatti, l’abitudine a navigare durante le ore serali e notturne, interferendo con il sonno e procurando conseguenze non trascurabili sulla salute. E che possono sfociare in comportamenti a rischio: da quelli rivolti a sconosciuti, tipo “postare” foto (anche provocanti) o rivelare la scuola che si frequenta o, addirittura, accettare proposte di sesso on line, al cyberbullismo.

Più esposti, e non solo sul web, quelli che sono iscritti a più di tre social. Questi, emerge dall’indagine Generazione I LIKE, condotta dalla Società Italiana di Pediatria, fumano e bevono di più. E pare che a una più ampia collezione di “mi piace” corrisponda una maggiore fragilità. Si, perché in un’età di trasformazione fisica che, spesso (ma non vuol dire che sia fisiologico, anzi), è scissa da quella psichica, l’insoddisfazione è riversata sull’aspetto: sei su dieci vorrebbero essere più magre – il 35 per cento di loro ha già fatto una dieta - avere più seno, e otto su dieci gradirebbero delle gambe più belle. Alle brutte, si ubriacano con il vino nei piccoli comuni e con la birra e i superalcolici nelle metropoli, fumano canne e pensano che quattordici anni siano un’età ragionevole per poter cominciare a intrattenere rapporti sessuali. Bando, di contro, allo sport: una rinuncia che loro attribuiscono alla mancanza di risorse economiche.

Per un adolescente su tre, infatti, la crisi economica ha avuto ripercussioni sulla propria famiglia. Ma se avessero mille euro in tasca indirizzerebbero i loro acquisti verso scarpe, abbigliamento, viaggi, smartphone e playstation. Il denaro di cui dispongono è utilizzato anche per giocare d’azzardo. Pur se vietato ai minori, il 13 per cento ha praticato il “gambling a soldi”: qualcuno ha vinto e il 32 per cento è orientato a ripetere l’esperienza. “La riflessione che dobbiamo fare di fronte a questi numeri, che a rigor di legge dovrebbero essere zero per cento, è duplice”, sostiene il curatore dell’indagine, Maurizio Tucci.

Che continua: “Da un lato, dobbiamo constatare la pressoché nulla deterrenza rappresentata dai 'divieti ai minori’ di cui il web è pieno. Il ‘divieto’ passa dall’essere totalmente ignorato a essere (come proprio un tredicenne ha detto in uno dei focus group che realizziamo a corollario dell’indagine quantitativa) “una traccia da seguire”.

"Dall’altro - prosegue Tucci - dobbiamo considerare che, al di là della violazione del divieto, questi giocatori in erba hanno anche modo di gestire somme di denaro e utilizzarle in ambiti in cui dovrebbe comunque avvenire un controllo sull’identità.

I meccanismi di accesso al gioco on line, la consuetudine di molti di questi a offrire gratuitamente fiches di ‘benvenuto’, e i sistemi di pagamento ammessi, sono però tali per cui non è difficile, anche per un minorenne, magari grazie a un maggiorenne compiacente, avere esperienze di gioco”.

Sono giovani sfiduciati sia verso i rapporti umani più profondi (genitori e amici, e più fiduciosi verso le forze dell’ordine e i soldati), sia verso le prospettive future: in buona sostanza, un adolescente su due ha la convinzione che la vita di un coetaneo di trenta anni fa fosse migliore di quella di un ragazzo di oggi. Per l’assenza dei social network? “I social network non vanno demonizzati, perché hanno anche aspetti di grande utilità e socializzazione. Il problema, come sempre, è l’abuso. La migrazione degli adolescenti dal computer al telefonino rende difficilissimo per i genitori rendersi conto del tempo effettivamente speso dai loro figli sui social.

E’, inoltre, difficile dettare regole di comportamento, dal momento che la stragrande maggioranza degli adulti non ha idea di come si sviluppa la socialità sui nuovi social network, di come si strutturano le relazioni, non conosce il linguaggio utilizzato. In questo contesto (e non solo), parlare di controllo non ha più molto senso. Le nostre risorse per prevenire comportamenti a rischio sono il dialogo, l’ascolto, l’etica comportamentale che noi adulti di riferimento abbiamo insegnato ai figli. I quali prima di essere adolescenti sono stati bambini”, dichiara il presidente della SIP, Giovanni Corsello. Questione di feeling.

 

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