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Gio
24 Luglio 2014
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Società

Lampedusa, il mare e la città dei morti

Lampedusa, il mare e la città dei morti

di Rosa Ana De Santis

Anche questo fine settimana si è caratterizzato per il solito canovaccio, visto che tutti i quotidiani aprivano con la conta dell’ultimo naufragio e le parole del sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini. I soccorsi sono stati affidati all’impegno dei nostri uomini della Marina Militare ed è già partita la macchina umanitaria della Caritas e delle altre associazioni impegnate su questo fronte sempre aperto.

A poche miglia dalla Libia sarebbero morte, precipitate in mare, decine e decine di persone. Quaranta erano in acqua e solo un uomo, ancor più distante dalle coste italiane, sarebbe stato salvato. I gommoni su cui viaggiavano con un centinaio di persone ciascuno, si sarebbero ribaltati. All’appello mancano almeno altre cinquanta persone se non più. Sparite nel nulla e finite nello stesso cimitero che accoglie ormai da anni i più sfortunati di questa odissea del mare.

Sono migliaia le persone che nelle ultime settimane sono state tratte in salvo. Senza l’operazione “Mare Nostrum”, che rappresenta ben oltre  e ben prima di qualsiasi normativa sull’immigrazione, un’azione umanitaria, nessuno probabilmente si sarebbe salvato. Un’azione che investe l’Italia per prossimità geografica con le terre dell’esodo, ma che restituisce all’Europa intera una veste di civiltà in una pagina storica di migrazione continua e disperata senza precedenti.

Palermo si prepara ad accogliere con ogni mezzo 700 migranti. Caritas e diocesi ospiteranno moltissime di queste persone, circa 400, specialmente minori, molti dei quali si scopriranno non accompagnati al momento dell’identificazione. Sarà così che, raccogliendo l’appello di Papa Francesco, conventi ed edifici religiosi per lo più vuoti e sigillati troveranno una loro nobile ragione d’uso e un senso di cristianità autentica da troppo tempo smarrito.

Si sono attivate parrocchie, ma anche strutture comunali, ex edifici scolastici e polizia municipale per i trasferimenti sul territorio di queste persone e tutta la cittadinanza è stata chiamata a mobilitarsi. Oltre l’assistenza immediata ci saranno poi presidi sanitari con equipe di medici e mediatori culturali per intercettare immediatamente ogni problema di tipo sanitario, sia per la tutela di queste persone che per la sicurezza collettiva.

Anche se, come emerso nel dibattito dei giorni scorsi, la sindrome degli untori - cosi come viene percepito il rischio che i migranti portino malattie e infezioni - è fondata solo su pregiudizi di ordine culturale ben cavalcati da politici allo sbaraglio. Sono infatti persone cosi debilitate che contraggono virus di continuo e rischiano la vita arrivati sulle nostre terre.

Il piano di soccorso messo in moto per gli sbarchi è nella sua eccezionalità straordinario, ma per esser portato ad un livello di maggiore efficacia ed efficienza politica sul lungo periodo ha bisogno di essere condiviso con il resto d’Europa, a partire dai centri di espulsione: dalla vergogna del nome alla nullità dell’efficacia. Spetta al governo dei giovani andare a reclamarne l’urgenza forse profittando proprio del semestre europeo che ci vede al timone.

Ma in un clima di continui detrattori e infangatori professionisti del nostro Paese, Mare Nostrum racconta quello che avviene nelle acque del mare a ogni ora del giorno e della notte. Questo coro di sforzi, di alleanza tra istituzioni, cittadini, militari, chiese e associazioni rappresenta almeno una bellissima pagina di umanità.

Città e famiglie di una regione d’Italia che sebbene patisca la crisi più di altre aprono le porte a stranieri e rifugiati, è un segno di coraggio. Un’autorizzazione alla speranza e anche una traccia splendente dell’anima cristiana dell’Europa. La stessa anima che non si vede nei 700 metri quadri di marmi della residenza del cardinale Bertone, uomo di Dio ma troppo lontano da questi uomini che vengono dall’inferno a chiedere aiuto.

 

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