Altrenotizie - Fatti e notizie senza dominio

Lun
16 Ottobre 2017
Text size
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size

Politica

La Cassazione dei furbetti

La Cassazione dei furbetti

di Fabrizio Casari

Lascia sbigottiti la sentenza della Corte di Cassazione n.25201 del 7 dicembre scorso. Licenziare, a detta della Suprema Corte, sarebbe legittimo sempre e comunque. Ovvero non solo nei casi di crisi economica aziendale, d’impossibilità alla prosecuzione del rapporto di lavoro a fronte di un disinvestimento o della chiusura di tutta o anche solo una parte della produzione, in presenza di episodi di slealtà o, nel caso di un dirigente, nel venir meno del rapporto fiduciario.

Quello che la Cassazione ha stabilito è che licenziare si può anche solo per aumentare i margini di profitto di una impresa. Che, né più né meno, significa che il generare maggior valore per una azienda può essere perseguito attraverso il licenziamento.

Dunque il profitto non è legittimo solo quando è risultato della qualità del prodotto e/o dell’introduzione dello stesso in nuovi mercati, del processo d’innovazione tecnologico, della capacità di marketing o dell’efficacia della rete di vendita. Lo è anche quando utilizza il licenziamento come leva per la crescita dei margini, dal momento che in presenza di un bilancio in attivo la riduzione dei costi non dovrebbe rappresentare il primo degli obiettivi.

La sentenza della Cassazione indica, in sostanza, la fine della responsabilità sociale dell’impresa. Autorizza il venir meno, da parte del padronato, della relazione industriale che stabilisce le politiche economiche all’interno di un patto sociale inevitabile in una società di massa.

Sancisce la libertà assoluta dell’impresa di poter alzare a dismisura l’asticella della ricattabilità verso i lavoratori, maestranze, funzionari o manager che siano. Chiude, in fondo, con la concezione dell'impresa come parte della comunità di riferimento, elevando il profitto al di sopra della sua funzione sociale.

Ma se l'impresa risponde solo al suo profitto non si capisce - ad esempio - perché lo Stato interviene nelle crisi aziendali. Perché continua a versare fondi consistenti in forma diretta o sotto la veste di sgravi fiscali alle imprese, se queste non rispondono più alla dialettica delle relazioni industriali ed alla loro stessa funzione sociale, ma unicamente al loro profitto da incrementare con qualunque mezzo?

Se il massimo profitto è l’unico elemento fondante dell’impresa, se il generare lavoro e il distribuire ricchezza divengono una subordinata assoluta, la precarizzazione dei diritti dei lavoratori si converte nell’unica conseguenza possibile. Allora la funzione sociale dell’imprenditoria si annulla completamente.

E’ evidente come l’abolizione dell’articolo 18 da parte del governo Renzi abbia spianato la strada ad interpretazioni turboliberiste dell’equilibrio sociale che poco hanno a che vedere anche con quanto previsto dal dettato costituzionale in ordine alla funzione dell’impresa. Una lettura attenta della Carta imporrebbe una direzione decisamente più restrittiva del licenziamento immotivato e, infatti, altre sentenze della stessa Corte hanno in passato interpretato in modo opposto.

Ma il nuovo clima culturale che imputa al costo del lavoro o, addirittura, al lavoro in quanto tale, le responsabilità uniche della crisi imprenditoriale (Alitalia è esempio classico di questa vulgata) favorisce sentenze come queste che servono soprattutto ad incentivare gli imprenditori disonesti e gli speculatori.

Che i giudici della Cassazione, dall’alto della responsabilità di chi produce giurisprudenza, possano sentenziare con tanta leggerezza in forma opposta a 70 anni di storia delle relazioni industriali preoccupa non poco.

Conferma anzi quanto sia pericoloso, in assenza di una legiferazione netta sulla regolamentazione del mercato del lavoro, l’assunzione di un ruolo di supplenza da parte della magistratura. Che, ormai troppo spesso, dimentica che il suo ruolo è applicare le leggi, non scriverle.

 

Il governo ventriloquo

Il governo ventriloquo

di Fabrizio Casari

Leggere la lista del cosiddetto governo Gentiloni è come un deja-vu. Identico, fatto salvo per qualche spostamento di caselle a quello precedente, si propone infatti come proseguimen...

Scenari con vista Quirinale

Scenari con vista Quirinale

di Fabrizio Casari

Con l’ormai più che probabile incarico a Gentiloni, si chiude la prima parte delle consultazioni del Quirinale alla ricerca di una soluzione politica alla crisi di governo. La richie...

Il referendum rottama il rottamatore

Il referendum rottama il rottamatore

di Fabrizio Casari

Questo Paese ama la sua Costituzione. La rispetta e la difende contro qualsiasi manipolazione, non importa da dove venga. Considera la sua Carta dei principi, il tessuto connettivo d...

Referendum: Votare NO per continuare a votare

Referendum: Votare NO per continuare a votare

di Fabrizio Casari

Siamo dunque giunti al momento del voto, per decidere se la Carta Costituzionale deve essere difesa o diventare invece lo strumento giuridico fondamentale per le nuove avventure auto...

JPAGE_CURRENT_OF_TOTAL

Edicola internazionale

Internazionale.it
I link ai giornali di tutto il mondo

Le ragioni del no alla TAV

Notav

 

 

 

 


Appello per un ripensamento del progetto di nuova linea ferroviaria Torino – Lione, Progetto Prioritario TEN-T N° 6, sulla base di evidenze economiche, ambientali e sociali.

Leggi tutto

Cuba

Il terrorismo
contro Cuba
a cura di:
Fabrizio Casari
Sommario articoli

Questo sito è ottimizzato per
 
Firefox

Syndicate

feed-image Feed Entries