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23 Novembre 2014
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Politica

Italia-Ue, fondi e sfondoni

Italia-Ue, fondi e sfondoni

di Antonio Rei

Parla di soldi alle scuole, tira in ballo i governi precedenti, ma stavolta Matteo Renzi deve trovare il modo d’ingoiare una pubblica bocciatura. E’ vero, l’incapacità di spendere i fondi strutturali europei è una malattia che l’Italia ha da sempre, eppure nel mirino della Commissione Ue c’è proprio il governo dell’ex sindaco di Firenze. Lo rivela una lettera spedita da Bruxelles a Roma un mese fa e i cui contenuti sono stati resi noti ieri dal quotidiano La Repubblica. 

In particolare, i tecnici europei si scagliano contro l’Accordo di partenariato del nostro Paese, ovvero il documento curato dal sottosegretario Graziano Delrio e spedito a Bruxelles il 22 aprile per illustrare come saranno utilizzati gli oltre 41 miliardi di fondi europei che l’Italia riceverà fra quest’anno e il 2020 (32 per la politica di coesione più 10 legati al Fondo agricolo: la somma più alta dopo quella destinata alla Polonia).

Le critiche della Commissione non risparmiano quasi nulla: dall’assenza di una “vera strategia” su Agenda digitale, innovazione, infrastrutture e difesa del patrimonio culturale, alle poche risorse impiegate per combattere l’abbandono scolastico, passando per le varie mancanze in materia di “gestione delle acque, trasporti e politiche del lavoro”. In termini generali, Bruxelles parla di “identificazione ancora insufficiente degli interventi strutturali necessari per riguadagnare competitività” e soprattutto di scarsa “capacità amministrativa”. Insomma, se neanche in questo caso si può scrivere la parola “bocciatura”, tanto vale cancellarla dai dizionari.  

Fin qui si è parlato del 2014-2020. Non più tardi di due giorni fa, tuttavia, l’Eurispes aveva pubblicato uno studio sull’impiego delle risorse europee per il periodo 2007-2013, da cui è emerso fin qui sono stati spesi meno della metà dei soldi a disposizione: appena 13,5 miliardi dei 27,91 assegnati all’Italia. Se il nostro Paese non troverà il modo di usare entro il 2015 la quota restante dei fondi, Bruxelles se li riprenderà, e noi diremo addio a 14,39 miliardi, una somma pari all'1% del Pil 2013. Fra i 28 Paesi dell’Unione, hanno fatto peggio di noi nell’impiego delle risorse soltanto la Croazia (che però non ha avuto il tempo materiale di spendere, essendo stata ammessa nell’Ue solo l’anno scorso) e la Lituania. 

“Da palazzo Chigi si è cominciato a togliere fondi europei alle Regioni che non li spendono e a metterli sulle scuole”, ha annunciato ieri Renzi, sottolineando che fino a oggi l'Italia “ha speso i fondi strutturali peggio di come avrebbe potuto” e per questa ragione “il governo cercherà di cambiare il modello d'impiego di queste risorse”. Poi, la solita chiosa arrogante: “Mi fa piacere che vi siate accorti che c'è un problema sui fondi strutturali”.

Speriamo se ne sia accorto anche Delrio, visto che deve riscrivere daccapo il compito assegnato dall’Ue. “I 40 miliardi di Fondi Ue dell'Accordo di partenariato ancora da stipulare rappresentano oggi semmai l'opportunità di spenderli tutti fino all'ultimo centesimo e non il rischio di perderli - ha detto il sottosegretario -. Le osservazioni non hanno messo in discussione l'impianto della proposta di Accordo italiana, che anzi la Commissione ci ha invitato a rispettare ma suggerendo, in un dialogo costante con il Governo italiano, affinamenti e precisazioni, molto spesso completamente condivisibili”.

Dopo aver minimizzato la bacchettata ricevuta, Delrio passa alle rassicurazioni: “Sulla base dell'intenso lavoro svolto in queste settimane posso affermare che siamo ormai prossimi alla chiusura del testo definitivo dell'Accordo di Partenariato a settembre, nel rispetto della tabella di marcia che ci eravamo dati”.

Anche l’Ue cerca di abbassare i toni: “L'accordo di partenariato previsto nell'ambito della Politica di coesione per l'Italia nel periodo 2014-2020 non è stato né respinto né congelato - ha scritto la rappresentanza in Italia della Commissione -, ma è oggetto di continuo e produttivo processo di negoziato tra i servizi della Commissione e il governo italiano, come previsto dalle regole vigenti. Grazie agli sforzi delle autorità italiane, la discussione sul documento sta procedendo bene verso una adozione nelle prossime settimane”. Dopo di che si tratterà di spendere. La parte difficile, a quanto pare.

 

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