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26 Aprile 2017
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Politica

De Luca, governatore senza pudore

De Luca, governatore senza pudore

di Antonio Rei

Non solo non lo hanno punito né ripreso: lo hanno addirittura premiato. Il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, sembra mettercela davvero tutta per screditare se stesso e il Partito Democratico, ma il governo Renzi non può prendere le distanze da uno dei suoi principali amministratori a 10 giorni dal referendum costituzionale. Non era però scontato che decidesse addirittura di approvare un emendamento alla legge di Bilancio per aumentare il suo potere.

Ma andiamo con ordine. Nel corso di una riunione con i sindaci campani, stando a una registrazione pubblicata da Il Fatto Quotidiano, De Luca si è espresso in questi termini: “Prendiamo Franco Alfieri, notoriamente clientelare - risate, applausi - Come sa fare lui la clientela lo sappiamo. Una clientela organizzata, scientifica, razionale, come Cristo comanda. Che cosa bella. Ecco, l’impegno di Alfieri sarà di portare a votare la metà dei suoi concittadini, 4mila persone su 8mila. Li voglio vedere in blocco, armati, con le bandiere andare alle urne a votare il Sì. Franco, vedi tu come Madonna devi fare, offri una frittura di pesce, portali sulle barche, sugli yacht, fai come cazzo vuoi tu, ma non venire qui con un voto in meno di quelli che hai promesso”.

Umorismo vergognoso o istigazione al voto di scambio? Se le parole del governatore costituiscano o meno un illecito penale lo decideranno i magistrati e al momento la Procura competente afferma che non è stata formulata alcuna ipotesi di reato. Ma il punto non è questo. Il punto è che questo volgare discorsetto tra compagni di bevute non è avvenuto in un bar dello sport, ma in una riunione tra amministratori pubblici.

E infatti più avanti De Luca spiega le vere ragioni della sua sfrenata passione per il Sì al referendum. Non c’entra nulla la riforma in sé, né alcuna preoccupazione per la nostra Carta Costituzionale, ma un bieco calcolo di campanile: fin qui il governo Renzi ha concesso alla Campania tutti i soldi pubblici che poteva, come nessuno aveva fatto prima, perciò non deve cadere.

A questo siamo ridotti. Ai sindaci e ai governatori che si spendono per cambiare 47 articoli della Costituzione con l’unico obiettivo di far quadrate i propri conticini della serva. Sarebbe questo il radicamento sul territorio del Pd. E, soprattutto, sarebbe questa la schiatta di politici che andrebbe a colonizzare il Senato nello scenario post-riforma.

In effetti, visto che è tornato di stretta attualità parlare di localismo, campanilismo e soprattutto clientelismo, vale la pena di sottolineare una delle principali aberrazioni che la riforma tanto magnificata da De Luca rischia d’introdurre. L’elezione diretta dei senatori non è un capriccio di chi vota NO, ma l’unico modo per garantire che a Palazzo Madama si riunisca un’assemblea davvero rappresentativa delle autonomie locali. La versione partorita da Boschi e Verdini, invece, prevede che a scegliere i consiglieri regionali e i sindaci che andranno in Senato siano i Consigli regionali.

Questo significa che la carriera politica dei senatori rimarrebbe legata al loro contesto iper-locale. Il che avrebbe conseguenze allucinanti: ad esempio, se il sindaco di Pisa venisse eletto senatore, a Palazzo Madama farebbe gli interessi di Pisa, non della Toscana. E lo stesso discorso varrebbe per i consiglieri regionali legati a particolari province (e lo sono sempre). A quel punto immaginate quante belle conversazioni sulle fritture di pesce.

Insomma, con quel suo sproloquio indifendibile De Luca ci ha spiegato involontariamente ma come meglio non avrebbe potuto per quale ragione dobbiamo votare NO. Ovviamente il governo ha già derubricato le risate sul clientelismo a innocua goliardia, un po’ come faceva Berlusconi qualche anno fa con le sparate assurde di Bossi e compagnia padana.

Solo che, nel caso di De Luca, il Pd ha addirittura rilanciato. La commissione Bilancio della Camera, infatti, ha approvato l’emendamento del relatore della legge finanziaria (Mauro Guerra, Pd) che prevede la possibilità per i presidenti di Regione di ricoprire l’incarico di commissari della sanità quando si verifica un percorso di rientro dai conti in rosso.

Una norma cucita addosso al governatore della Campania, che si trova proprio in questa situazione. L’unico vincolo che dovrà sopportare sarà una verifica semestrale da parte dei ministeri dell’Economia e della Salute. E tra un controllo e l’altro, sai quante altre battute esilaranti?

 

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