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25 Marzo 2017
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Esteri

Trump e la Casa Bianca, affari di famiglia

Trump e la Casa Bianca, affari di famiglia

di Michele Paris

Mentre i leader della maggioranza Repubblicana al Senato americano hanno iniziato martedì le audizioni per la ratifica delle nomine dei membri della nuova amministrazione Trump, il presidente eletto ha assegnato l’incarico di consigliere “senior” per la Casa Bianca al 36enne Jared Kushner, suo genero. La scelta del giovane costruttore miliardario sposato con la figlia di Trump, Ivanka, conferma l’intenzione del neo-presidente di gestire il potere come una sorta di affare di famiglia, mentre sul fronte della politica estera prospetta un chiaro riavvicinamento degli Stati Uniti a Israele dopo le frizioni tra i due alleati durante l’amministrazione Obama.

Il primo aspetto da considerare nella nomina di Kushner è la dubbia legalità della decisione di Trump. Dal 1967, in conseguenza della nomina di Robert Kennedy a ministro della Giustizia da parte del fratello presidente, negli USA è in vigore una legge “anti-nepotismo” che vieta agli inquilini della Casa Bianca di assegnare incarichi a parenti all’interno di “agenzie” su cui essi hanno autorità. Tra i gradi di parentela previsti rientra anche quello di genero.

Fonti vicine a Trump hanno fatto sapere che quest’ultimo chiederà un parere sulla legittimità della nomina all’ufficio legale del dipartimento di Giustizia, noto peraltro per l’attitudine non esattamente inflessibile nei confronti dei presidenti. Per aggirare la norma, Trump intende puntare sull’ambiguità della definizione di “agenzia” prevista dalla legge, a suo dire non applicabile alla Casa Bianca, e sul fatto che Kushner avrà ufficialmente un ruolo “informale”, per il quale non percepirà nemmeno un compenso.

Un altro fattore che sta suscitando accese discussioni sulla scelta di Kushner ha a che fare con il macroscopico conflitto tra l’incarico che andrà a ricoprire e gli interessi economico-finanziari della sua famiglia. Questo aspetto è d’altra parte ancora più marcato per lo stesso Trump, impegnato proprio questa settimana nella presentazione di un piano che dovrebbe teoricamente impedire il sovrapporsi di interessi pubblici e privati durante il suo mandato.

Kushner ha da parte sua promesso di liberarsi di alcuni investimenti e di vendere le quote di alcune società che detiene, anche se in buona parte saranno semplicemente trasferite ai suoi famigliari. Al di là del fatto che gli affari siano gestiti direttamente da Kushner o dai membri della sua famiglia, gli interessi del prossimo consigliere del presidente potrebbero incrociarsi con le decisioni che il suo superiore sarà chiamato a prendere, soprattutto sulle questioni di politica estera.

Ad esempio, il New York Times ha rivelato come Kushner stia trattando con un gruppo assicurativo cinese un progetto di sviluppo di un edificio commerciale di sua proprietà sulla Quinta Strada a Manhattan. La compagnia cinese - Anbang Insurance Group - è detenuta per almeno il 40% da aziende di proprietà statale e, secondo il Financial Times, può contare su una vasta rete di contatti negli ambienti di potere a Pechino. Non solo, Kushner possiede quote di società finanziarie e tecnologiche nelle quali hanno investito anche miliardari russi e cinesi.

Quali saranno esattamente i compiti di Jared Kushner alla Casa Bianca non è ancora del tutto chiaro, anche se gli ambiti in cui dovrebbe operare includono il Medio Oriente e Israele, i rapporti con il business privato e la rinegoziazione dei trattati di libero scambio.

Svariati media americani hanno sottolineato anche come la sua presenza a fianco di Trump potrebbe avere un “effetto calmante” sul carattere impulsivo del prossimo presidente. Alla Casa Bianca, Kushner ricoprirà dunque un ruolo di spicco, avendo con ogni probabilità maggiore accesso a Trump degli altri tre membri principali dello staff presidenziale: lo stratega capo con inclinazioni neo-fasciste Stephen Bannon, il capo di gabinetto Reince Preibus e Kellyanne Conway, già responsabile della campagna elettorale di Trump.

L’ascesa di Jared Kushner è ad ogni modo insolita, visto che i suoi interessi fino a pochi mesi fa non avevano a che fare direttamente con la politica. Oltretutto, lui e la sua famiglia avevano frequentemente sostenuto e finanziato politici Democratici. Il padre, Charles Kushner, ha donato complessivamente più di un milione di dollari a favore delle campagne dei Democratici, tra cui 90 mila dollari a quella per il Senato di Hillary Clinton nel 2000. Jared ha dato invece personalmente 60 mila dollari ai comitati elettorali Democratici e 11 mila dollari alla stessa ex first lady.

Forbes ha scritto martedì che l’ex presidente Bill Clinton fu compensato con ben 125 mila dollari per un discorso tenuto nell’ottobre del 2001 alla sede delle Kushner Companies a Florham Park, nel New Jersey.

Il denaro del padre ha anche favorito la sua carriera scolastica in università prestigiose. 2,5 milioni di dollari donati a Harvard nel 1998 anticiparono di poco l’ammissione al college nel Massachusetts di uno studente con voti mediocri. In seguito, Jared sarebbe entrato alla facoltà di diritto della New York University, anche in questo caso dopo una donazione del padre pari a 3 milioni di dollari.

Comunque, nel corso della campagna elettorale, Kushner ha progressivamente assunto un ruolo di primo piano, intervenendo spesso in decisioni cruciali per il destino politico del suocero. A lui vengono attribuiti il licenziamento del vulcanico capo della campagna, Corey Lewandoswki, durante le primarie Repubblicane e il sollevamento del governatore del New Jersey, Chris Christie, dall’incarico di responsabile del processo di transizione alla Casa Bianca.

Su Christie sembra anche che Kushner abbia messo il proprio veto per la candidatura alla vice-presidenza, dal momento che il governatore aveva rappresentato l’accusa nel processo che alcuni anni prima si era risolto con la condanna al carcere del padre per evasione fiscale.

Nelle settimane seguite all’elezione di Trump, il genero del presidente eletto avrebbe inoltre tenuto contatti con leader di paesi stranieri, così come si è incontrato recentemente con i vertici Repubblicani al Congresso per gettare le basi dell’agenda politica del prossimo futuro. Per la stampa USA, infine, Kushner avrebbe consigliato il suocero su alcune importanti nomine, tra cui quella del presidente di Goldman Sachs, Gary Cohn, a direttore del Consiglio Economico Nazionale.

L’incarico di consigliere di Jared Kushner potrebbe dispiegarsi a tutto campo, ma è forse nei rapporti con Israele che i suoi precedenti e la sua predisposizione minacciano di produrre gli effetti più preoccupanti. Ebreo ortodosso, Kushner ha già avuto una chiara influenza sulle attitudini di Trump verso il principale alleato degli Stati Uniti in Medio Oriente.

I toni iniziali moderatamente critici del presidente eletto nei confronti di Israele si erano infatti attenuati in maniera precoce durante la campagna elettorale, secondo molti proprio sotto l’influenza del genero. I legami di quest’ultimo con Israele sono d’altra parte ben documentati. La potente lobby sionista American Israel Public Affairs Committee (AIPAC) elenca Jared Kushner e il padre tra i propri “benefattori”, coloro cioè che hanno donato almeno 36 mila dollari all’organizzazione di estrema destra che ha tradizionalmente una forte influenza sulla politica USA.

La Reuters ha scritto recentemente che i genitori di Kushner un paio di anni fa hanno donato 20 milioni di dollari per la costruzione di un campus universitario medico a Gerusalemme che ora porta il loro nome. Il quotidiano israeliano Haaretz nel mese di dicembre aveva poi rivelato come la famiglia Kushner avesse elargito decine di migliaia di dollari a “organizzazioni e istituzioni” con sede presso insediamenti illegali in Cisgiordania.

I rapporti con la destra israeliana sono tali da avere spinto questa settimana il quotidiano conservatore Yedioth Ahronot a descrivere Jared Kushner come la migliore “polizza assicurativa” dello stato ebraico e delle sue politiche almeno per i prossimi quattro anni.

 

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