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Gio
11 Febbraio 2016
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Esteri

Francia: FN, il trionfo è rimandato

Francia: FN, il trionfo è rimandato

di Michele Paris

Sebbene il Fronte Nazionale (FN) di Marine Le Pen non sia alla fine riuscito a conquistare nessuna delle regioni francesi dopo il secondo turno del voto amministrativo di domenica, i risultati hanno nondimeno fatto registrare una nuova solidissima prestazione del partito di estrema destra, largamente favorito dalla deriva reazionaria dell’intero quadro politico “repubblicano” d’oltralpe.

Il mancato successo del FN è apparso relativamente sorprendente in particolare in due regioni - Nord-Pas de Calais-Picardie e Provence-Alpes-Côte d’Azur - dove al primo turno, rispettivamente, la stessa Marine Le Pen e la giovanissima nipote, Marion Maréchal-Le Pen, avevano superato il 40%, staccando in modo molto netto i rispettivi rivali.

I candidati del FN erano inoltre finiti al ballottaggio in tutte e dodici le regioni nelle quali dal 2010 è suddivisa la Francia continentale, così che in molti si aspettavano la conquista di una o più presidenze da parte dei neo-fascisti.

A determinare il risultato di domenica sono stati principalmente due fattori. Il primo e più confortante è la difesa dei valori repubblicani da parte della maggioranza degli elettori francesi, recatisi alle urne in numero maggiore rispetto al primo turno chiaramente con l’obiettivo di negare anche solo una vittoria parziale a un partito razzista, xenofobo, negazionista, anti-repubblicano e discendente del collaborazionismo nazista di Vichy.

L’altro aspetto cruciale è stato l’invito ai propri elettori da parte del Partito Socialista (PS) a votare per il candidato del principale partito di opposizione di centro-destra - I Repubblicani (LR) - in seguito al ritiro dei propri candidati che avevano diritto a presentarsi al secondo turno nelle tre regioni dove il FN sembrava avere concrete possibilità di vittoria: Nord-Pas de Calais-Picardie, Provence-Alpes-Côte d’Azur e Alsace-Champagne-Ardenne-Lorraine. In qust’ultima regione, la decisione dei vertici del PS era stata respinta dal candidato locale, Jean-Pierre Masseret, il cui nome era rimasto sulle schede elettorali.

I Repubblicani dell’ex presidente, Nicolas Sarkozy, hanno alla fine conquistato sette regioni. Solo cinque sono andate invece ai Socialisti. L’esito finale è stato così sostanzialmente simile a quello visto in varie occasioni negli anni scorsi in risposta all’avanzata elettorale del FN, ostacolato al momento decisivo dal cosiddetto “Fronte Repubblicano”.

Questa strategia, messa in atto dalle forze politiche che dominano tradizionalmente il panorama politico francese, in questa tornata elettorale ha dato però segnali di cedimento, se non è addirittura sembrata crollare in maniera clamorosa. Il primo ministro Socialista, Manuel Valls, aveva innanzitutto limitato il ritiro dei candidati del suo partito a tre regioni, mentre Sarkozy, con una scelta che ha peraltro incontrato resistenze interne a LR, aveva invece confermato tutti i propri candidati nel secondo turno.

La fine del “Fronte Repubblicano” segnala un ulteriore preoccupante passo avanti nel processo di integrazione del FN, considerato sempre più come una forza politica legittima, nonostante la retorica di Socialisti e gollisti nelle ultime settimane. D’altra parte, questa evoluzione è quanto meno sintomatica, poiché sia i precedenti governi sotto la presidenza Sarkozy sia, ancor più, quelli seguiti all’elezione del Socialista Hollande hanno essi stessi mostrato un totale disprezzo per quei valori repubblicani che avevano motivato una sorta di fronte comune contro l’ascesa dell’estrema destra.

Le parole del premier Valls prima del voto su una Francia di fronte a una scelta tra il FN, “che promuove le divisioni e può portare a una guerra civile”, e “la Repubblica con i suoi valori” suonano vuote per milioni di francesi. Ugualmente, gli appelli a fare il possibile per evitare che il prossimo appuntamento con le urne si trasformi in un nuovo trionfo per il Fronte rappresentano un tentativo da parte del governo di sottrarsi alle proprie enormi responsabilità.

Al di là dei proclami pubblici, c’è da chiedersi come i Socialisti o gli stessi gollisti, nel caso dovessero tornare al potere, intendano contrastare il FN, visto che sono state precisamente le loro politiche anti-sociali e guerrafondaie a gettare le basi per la crescita esponenziale della destra estrema in Francia.

Se, indubbiamente, il FN è una forza con tendenze profondamente anti-democratiche, malgrado il processo cosmetico di cambiamento portato avanti dall’attuale leader dopo l’espulsione dal partito del padre, Jean-Marie Le Pen, lo stesso Partito Socialista al governo è gravemente responsabile del sostanziale calpestamento dei principi democratici e dello smantellamento dei diritti sociali in Francia.

Le invocazioni da parte dei leader Socialisti dei valori repubblicani e della difesa della democrazia contro l’abisso in cui il FN minaccia di trascinare il paese sono giunte significativamente nel pieno di un’offensiva contro le libertà civili in nome della “guerra al terrorismo” che prospetta, senza esagerazioni, la trasformazione della Francia in uno stato di polizia o in una dittatura presidenziale.

Dopo avere fatto approvare una nuova legge che assegna alle forze di sicurezza poteri di sorveglianza sulla popolazione praticamente assoluti, il presidente Hollande e il governo Valls hanno ottenuto l’imposizione per tre mesi di uno stato di emergenza in seguito agli attentati di Parigi del 13 novembre scorso. Non solo, l’Eliseo intende implementare una modifica costituzionale che consenta al presidente di dichiarare unilateralmente lo stato di emergenza e, quindi, la sospensione dei basilari principi democratici senza nemmeno l’autorizzazione del Parlamento.

Queste iniziative, assieme alle avventure belliche all’estero e soprattutto gli attacchi allo stato sociale e ai diritti dei lavoratori, hanno creato una profonda disillusione tra gli elettori francesi di cui continua a beneficiare il Fronte Nazionale. Non a caso, una delle regioni dove il partito di Marine Le Pen ha fatto registrare i risultati migliori è stata il Nord-Pas de Calais-Picardie, tradizionale roccaforte Socialista duramente colpita dal devastante processo di deindustrializzazione degli ultimi decenni.

Se il FN è stato in parte fermato in questa occasione, a impedirne l’ulteriore avanzata non saranno in nessun modo le iniziative dei Socialisti o del LR. Anzi, quella che dopo il ballottaggio di domenica appare a molti come un’eventualità più lontata, cioè la vittoria nelle presidenziali del 2017 di Marine Le Pen, rischia di diventare un pericolo reale nei prossimi mesi se, com’è probabile, proseguirà lo spostamento verso destra del baricentro politico nazionale. Il suo partito, a fronte dell’incapacità di conquistare una sola regione, ha infatti appena ottenuto il maggior numero di voti della sua storia.

Una realtà, quella del FN, che i vertici del PS e del LR hanno riconosciuto dopo la chiusura delle urne. Evitando opportunamente i toni trionfalistici, Valls e Sarkozy hanno entrambi ricordato come la minaccia dell’estrema destra sia ben lontana dall’essere sparita dopo il provvisorio sospiro di sollievo tirato al termine delle elezioni di domenica scorsa.

 

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