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31 Ottobre 2014
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Esteri

Obama, l’Iran e il segreto di stato

Obama, l’Iran e il segreto di stato

di Michele Paris

Con una decisione a dir poco insolita, qualche giorno fa l’amministrazione Obama è intervenuta in una causa legale, nella quale non è in nessun modo coinvolto il governo americano, per difendere la parte sotto accusa, facendo riferimento niente meno che al segreto di stato. La causa in questione è stata intentata da un armatore greco, Victor Restis, nei confronti di un’organizzazione “no-profit” accesamente anti-Iraniana - United Against Nuclear Iran (UANI) - che lo aveva accusato di fare affari con la Repubblica Islamica in violazione delle sanzioni internazionali.

Gli avvocati di Restis, già la scorsa primavera, avevano chiesto a un giudice del tribunale del distretto meridionale di New York di ordinare all’UANI di mostrare il contenuto di una serie di documenti che avrebbero rivelato come questo gruppo sia finanziato da “interessi stranieri”. Inoltre, gli stessi avvocati speravano di ottenere le testimonianze di Meir Dagan, l’ex capo del Mossad israeliano e membro del comitato consultivo dell’UANI, e di un uomo d’affari anch’esso israeliano, entrambi accusati di avere passato all’organizzazione anti-iraniana informazioni sul loro cliente.

Successivamente è però intervenuto il governo di Washington, dapprima chiedendo al giudice un rinvio della sua decisione circa l’ordine all’UANI di rendere noti i documenti richiesti e qualche giorno fa, come previsto, appellandosi al segreto di Stato. L’amministrazione Obama non vuole soltanto impedire che i documenti richiesti dall’imprenditore greco vengano presentati in tribunale, ma ha addirittura invitato il giudice a lasciar cadere l’intero procedimento.

Per il ministro della Giutizia americano, Eric Holder, se le richieste dell’accusa dovessero essere accolte, la sicurezza nazionale degli Stati Uniti sarebbe messa in pericolo. Sia il nome dell’agenzia federale che ha stabilito la necessità del segreto di stato sia il genere di informazioni nelle mani dell’UANI che metterebbero a repentaglio la sicurezza del paese e le basi su cui poggia la decisione del governo non sono state né verranno rese note.

La vicenda ha suscitato lo stupore anche tra i sostenitori della Casa Bianca e i media ufficiali, dal momento che, come ha spiegato un legale di Restis, “non esiste letteralmente alcun precedente per quello che il governo sta cercando di fare”. Mai in nessuna circostanza nel passato, cioè, il governo americano si era appellato al segreto di stato per far naufragare una causa legale tra privati adducendo ragioni legate alla sicurezza nazionale.

La decisione appare poi ancora più sconcertante alla luce delle cosiddette modifiche decise nel 2009 dallo stesso Holder per ridurre i casi nei quali il governo può fare appello al segreto di stato nei procedimenti legali, dopo che l’amministrazione Bush ne aveva ampiamente abusato.

La dottrina del segreto di stato, secondo un’analisi del blog Firedoglake, è stata utilizzata dal governo degli Stati Uniti almeno dai primi anni Cinquanta del secolo scorso, quasi sempre per ostacolare la giustizia in casi di frode o attività criminali che vedevano coinvolte agenzie federali.

Negli anni successivi al lancio della “guerra al terrore”, poi, il segreto di stato è diventato uno degli strumenti utilizzati dal governo per condurre operazioni gravemente lesive dei diritti democratici dei cittadini senza doverne rendere conto in un’aula di tribunale.

In questo modo, le amministrazioni Bush e Obama hanno decretato la fine di cause legali riguardanti, tra l’altro, le rendition della CIA, i programmi di sorveglianza della NSA e l’assassinio arbitrario di cittadini americani all’estero su ordine del presidente, impedendo in sostanza alle vittime delle attività illegali del governo di ottenere giustizia o risarcimenti.

Il caso relativo all’UANI non vede però coinvolto il governo americano, almeno ufficialmente, così che i sospetti e gli interrogativi appaiono molteplici. Per cominciare, l’UANI annovera tra le proprie fila numerosi importanti ex membri del governo, i cui contatti potrebbero essere utili per il reperimento di informazioni su compagnie che fanno affari con l’Iran aggirando le sanzioni.

In questo modo, l’UANI può condurre le sue tradizionali campagne diffamatorie, in modo da convincere le aziende in questione a sganciarsi da Teheran e, allo stesso tempo, istigare l’opinione pubblica contro il presunto programma nucleare militare della Repubblica Islamica.

Lo scopo dichiarato dell’UANI è d’altra parte proprio quello di impedire all’Iran, attraverso campagne pubbliche, di ottenere armi atomiche ma, non essendoci alcuna prova dell’esistenza di un programma volto a questo scopo a Teheran, l’attività dell’organizzazione fondata nel 2008 risulta in definitiva interamente politica e i suoi obiettivi coincidono in gran parte con quelli del governo degli Stati Uniti.

Tra le personalità che orbitano attorno all’UANI spiccano oltretutto numerosi “falchi” della politica estera USA. I fondatori, ad esempio, sono Mark Wallace, già ambasciatore americano presso le Nazioni Unite durante l’amministrazione Bush, il defunto Richard Holbrook, instancabile diplomatico al servizio dell’imperialismo a stelle e strisce in varie amministrazioni, Jim Woolsey, ex direttore della CIA, e Dennis Ross, più volte “inviato” in Medio Oriente a partire dall’amministrazione Clinton.

L’attuale presidente dell’UANI è inoltre Gary Samore, dal 2009 al 2013 “coordinatore” alla Casa Bianca per le questioni legate al “terrorismo” e alle “armi di distruzione di massa”, nonché presenza fissa nel circuito dei media americani “mainstream” con il ruolo di accusatore dell’Iran.

Nell’advisory board dell’UANI spiccano infine molti altri personaggi discutibili, se non criminali a tutti gli effetti (sia pure impuniti). Tra gli altri vanno ricordati almeno il già citato ex direttore del Mossad israeliano, Meir Dagan, l’ex diplomatico USA sostenitore di dittature e pianificatore di vari colpi di stato in America latina, Roger Noriega, l’ideatore del golpe contro Hugo Chavez in Venezuela e protagonista in tutte le trame degli Stati Uniti in Sudamerica, Otto Reich, e l’ex numero uno dell’MI6 britannico, Richard Dearlove.

Un simile elenco e il recente intervento del ministro Holder fanno dunque ipotizzare il possesso da parte dell’UANI di informazioni di intelligence riservate relative all’Iran che, se rese note, si tradurrebbero non tanto in una possibile minaccia per la sicurezza nazionale USA, bensì in un grave imbarazzo per il governo e risulterebbero dannose per la già modesta credibilità dell’organizzazione stessa.

In particolare, la mozione presentata dal governo nella causa intentata dall’armatore greco Restis afferma che la pubblicazione dei documenti in mano all’UANI potrebbe compromettere, oltre alle capacità degli Stati Uniti di difendere la propria sicurezza, le “relazioni diplomatiche con governi stranieri”, a cominciare, con ogni probabilità, con quello di Israele.

Grazie allo zelo dell’amministrazione Obama, comunque, qualsiasi informazione che faccia luce sul mistero dell’UANI è destinata a rimanere segreta ancora a lungo. Ad esempio, non è dato sapere il motivo per cui un’organizzazione privata sarebbe in possesso di segreti di stato e da che fonti li ha reperiti. Ancora, i dubbi più che legittimi circa la possibilità che l’UANI rappresenti una copertura per consentire ad agenzie del governo di mettere in atto operazioni illegali di disinformazione sulla questione iraniana non potranno essere dissolti.

Quel che è certo, però, è l’insolito e molto sospetto atteggiamento dell’amministrazione Obama, la quale, pur avendo fatto registrare in questi anni un numero record di incriminazioni per fughe di notizie riservate dall’interno del governo, non solo non intende muovere un dito nel caso dell’UANI, ma si è mossa con tutta la propria autorità per proteggere questa stessa organizzazione da qualsiasi fastidio legale.

 

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