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Sab
25 Marzo 2017
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Economia

Il temino del Tesoro

Il temino del Tesoro

di Antonio Rei

Un colpo di genio dietro l’altro: eurobond, unione bancaria, superministro europeo dell’Economia, politica comune sui migranti, flessibilità per crescita e occupazione. Su queste proposte, nelle stanze del Tesoro, hanno ragionato a lungo. Si sono pure consultati con Palazzo Chigi, così da coniugare la scienza dei tecnici alla visione dei politici. Alla fine hanno partorito un position paper (in English, come bail in e stepchild adoption, roba da esperti) che hanno spedito in pompa magna ai vertici dell’Unione europea. E c’è da scommettere che a Bruxelles abbiano reagito come i giornalisti stranieri all’annuncio di Renzi sulla conclusione della Salerno-Reggio Calabria entro l’anno: con grasse risate.

In attesa che qualcuno in Europa manifesti interesse per la posizione italiana su un qualsiasi argomento socio-politico-economico, l’Italia ha pensato bene d’inviare all’Europa un documento in cui produce nientemeno che la ricetta per risollevare i destini dell’Ue. Il ponderoso documento consta di ben nove paginette e sul sito del governo presenta addirittura un titolo in italiano: «Proposta strategica dell'Italia per il futuro dell'Unione Europea: crescita, lavoro e stabilità». Peccato che poi il testo sia soltanto in English (as usual), forse perché a Palazzo Chigi si rendono conto che gli italiani hanno cose più serie di cui preoccuparsi.

Sì, perché il documento in sé pare davvero uno scherzo. Lungi dal concepire un’idea che avesse la pur minima parvenza di originalità, il nostro governo si è limitato a riscaldare un minestrone preparato con le proposte più trite che si siano sentite in Europa negli ultimi anni.

Intendiamoci, nessuna delle misure elencate è sbagliata: anzi, sarebbero tutte auspicabili (escluso il Superministro, declinazione europea del concetto renziano di potere). Il problema è che sono tutti argomenti su cui si è già dibattuto fino alla noia, senza mai venire a capo di nulla. E il perché è ovvio: l’asse dei Paesi nordici (la Germania e i suoi sherpa) non hanno mai accettato alcuna forma di condivisione dei rischi con gli altri membri dell’Ue, ritenuti poco affidabili. Di conseguenza gli eurobond sono rimasti una chimera, ormai quasi una figura mitologica le cui origini si rintracciano forse nella tradizione orale dei cantastorie.

In tempi più recenti, e con maggiore concretezza, si è parlato di completare l’unione bancaria con la garanzia europea sui depositi, ma anche su questo fronte l’opposizione teutonica è insuperabile. Si può immaginare che un bavarese paghi per restituire i soldi persi da un maremmano con il crack di Banca Etruria?

Quanto al Superministro dell’Economia, non è escluso che prima o poi ci si arrivi, ma è di tutta evidenza che sarà accettato solo in cambio della garanzia che su una poltrona del genere siedano personaggi in stile Katainen o Dijsselbloem. Se Superministro sarà, insomma, sarà in livrea. Sul fronte dell’immigrazione, invece, il trattato di Schengen è ormai attaccato da mezza Europa e la sua difesa richiederà una battaglia politica ben più impegnativa di un paragrafo rabberciato in via XX settembre. Infine, nemmeno l’uso della flessibilità per aiutare crescita e occupazione è esattamente un tema nuovo da affrontare.

Fa quasi tenerezza immaginare Padoan e Renzi che si intestano queste proposte e le rilanciano in Europa con un documento Word da pochi kilobyte. Ma siccome i due soggetti non sono così ingenui, viene da chiedersi perché mai abbiano deciso di esporsi a una così magra figura. Anche in questo caso, la risposta non sembra tanto difficile.

L’Italia sta per essere redarguita dall’Europa per l’ignobile legge di Stabilità che ha varato a dicembre. Una manovra farcita di mance e mancette che ai consumi fanno il solletico, socialmente iniqua perché toglie le tasse sulla casa anziché abbassarle sul lavoro, economicamente nulla perché non rilancia in alcun modo gli investimenti (né pubblici né privati), addirittura complice degli evasori perché alza il tetto per l’utilizzo del contante.

E’ questo l’uso che abbiamo fatto della flessibilità che ci hanno concesso (e, per la verità, anche di quella che devono ancora concederci). Quando da Bruxelles arriverà la bastonata, però, potremo rispondere: “Ve l’abbiamo già detto che non siamo d’accordo con voi. Dovete cambiare politica. Ma l’avete letto il nostro position paper?”.

 

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