Altrenotizie - Fatti e notizie senza dominio

Sab
25 Ottobre 2014
Text size
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size

Ambiente

Clini e la follia dei rifiuti speciali

Clini e la follia dei rifiuti speciali

di Alessandro Iacuelli

Nelle scorse settimane, l'Ispra ha pubblicato il rapporto annuale sui rifiuti speciali nel nostro Paese, relativo ai dati del 2009. Un corposo rapporto di 443 pagine che racconta in modo dettagliato quanti sono i nostri rifiuti non domestici, come li smaltiamo, quali sono i flussi. I dati non sono affatto confortanti, anzi per certi versi mostrano un segnale preoccupante: dopo tre anni di andamento decrescente, nel 2009 i valori pro capite di rifiuti non derivanti dal consumo sono tornati a crescere (+0,9%), e non è certo confortante la quantità complessiva di rifiuti speciali prodotta: è di quasi 130 milioni di tonnellate, per la precisione 128,5, di cui i non pericolosi sono 52,6 milioni di tonnellate.

Centotrenta milioni di tonnellate significa il quadruplo dei rifiuti solidi urbani prodotti dall'intero Paese, con buona pace per chi crede ancora che i problemi della gestione dei rifiuti riguardino gli RSU, o la raccolta differenziata. Occorre anche tenere conto che la cifra pubblicata dall'Ispra è sottostimata, essendo desunta dai MUD, i moduli cartacei con i quali le aziende dichiarano quanti rifiuti sono stati generati dalle loro attività produttive, di conseguenza non si tiene conto dei milioni di tonnellate che sono stati "evasi", che non sono stati contabilizzati attraverso i MUD, e che sono andati ad ingrossare il volume di affari delle ecomafie.

Scendendo in dettaglio, i settori che hanno maggiormente prodotto rifiuti speciali non pericolosi risultano essere quello delle costruzioni e demolizioni e quello delle attività manifatturiere, con percentuali pari rispettivamente al 49,8% e 25,8% del totale. Per quanto riguarda i rifiuti pericolosi ed i tossico-nocivi, questi derivano tutti dai settori della metallurgia, della chimica e della farmaceutica.

Si tratta di rifiuti non prodotti dai consumi quotidiani dei cittadini, ma di rifiuti generati durante la produzione delle merci che verranno poi distribuite, rifiuti prodotti già a monte del ciclo di consumo. 130 milioni di tonnellate significa poco oltre le due tonnellate all'anno per ogni singolo cittadino italiano. Decisamente troppo per un Paese con poco spazio e con pochi impianti di smaltimento adeguati, come il nostro.

Un dato del genere, in un qualsiasi Paese civile, dovrebbe far riflettere sui processi industriali usati in Italia, e soprattutto spingere verso investimenti che possano migliorare quegli stessi processi, spesso antiquati, nella direzione di una riduzione dello spreco di materiali in fase produttiva. Un dato del genere dovrebbe spingere industrie come quella chimica, giusto per fare un esempio generico, a migliorare i cicli produttivi e a considerare poco convenienti quei processi dove il 30% della materia prima divene prodotto commerciabile, ed il rimanente 70% diviene già rifiuto durante la fase di produzione.

Invece in Italia, anche se amiamo definirci un Paese civile, avviene in questi giorni qualcosa di diverso, per inventare come smaltire, o meglio far sparire, questi 130 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, prodotti un solo anno. In Italia succede che il ministro Corrado Clini presenta un disegno di legge che autorizza l'uso di rifiuti speciali per produrre cemento, che verrà poi usato per costruire strade, viadotti, ferrovie, abitazioni, scuole ed ospedali. Usare rifiuti nei cementifici, per produrre materiale edile. Proprio da noi, dove abbiamo già avuto scandali di rifiuti tossici nascosti negli impasti per la costruzione di edifici, come a Treviso, o di autostrade come la Bre.be.mi.

Ad un recente convegno dell'Aitec Nomisma, il ministro Clini nel suo intervento ha dichiarato: "Vareremo entro fine mese un decreto che prevede l'impiego di combustibili solidi secondari nei processi industriali, in particolare nel settore del cemento, che aiuterà anche molte regioni ad uscire dallo stato di emergenza".

Da un lato, l'affermazione fa piacere: finalmente si ammette che nelle regioni, non solo la Campania, dove vanno avanti lunghe e pericolose emergenze rifiuti, la causa non è quella della cattiva gestione dei rifiuti urbani, che sono incredibilmente pochi rispetto alla montagna di rifiuti speciali che produciamo, dall'altro lato, si traccia una strada altrettanto pericolosa: l'uso come combustibile dei rifiuti speciali, e non si specifica quali, in centrali, cementifici e magari in futuro anche termovalorizzatori.

Secondo Clini, questa mossa risolverebbe il problema dello smaltimento dei rifiuti speciali e constrasterebbe il predominio della criminalità organizzata nel settore. In pratica, la mossa "geniale" di Clini è quella di fare concorrenza alle ecomafie: se loro bruciano i rifiuti tossici in tanti roghi abusivi in campagna, perchè non legalizzare questa pratica?

Il passo successivo, una volta varato il decreto legge, è facilmente prevedibile senza fare ricorso a sfere di cristallo: tra i codici CER che possono essere bruciati in quei cementifici che già ora non sono precisamente dei luoghi dove viene praticata la salvaguardia ambientale, verranno inclusi i tre codici relativi alle ormai celebri ecoballe sparse sul territorio campano e non solo.

E poi? E poi solo la fantasia potrà mettere un limite ad una cosa che in nessuna parte del mondo si fa: l'incenerimento dei rifiuti industriali, che per loro natura chimico-fisica sono troppo più pericolosi dei rifiuti urbani.

L'augurio, per ora, è che su un simile decreto, non di smaltimento ma di avvelenamento sistematico del territorio e della popolazione, si sviluppi un movimento di protesta e di opposizione che per portata politica e sociale dovrebbe assumere proporzioni maggiori di altri movimenti già visti, a cominciare di no-tav, nel frattempo restiamo in attesa di vedere il decreto che varerà il ministero, e relativi regolamenti attuativi.

 

Acerra: bruciano le ecoballe

Acerra: bruciano le ecoballe

di Alessandro Iacuelli

Alla fine, fatalmente, doveva succedere. Attorno alle ore 20,00 del 20 marzo, una piazzola di stoccaggio delle famigerate ecoballe campane, situata proprio nell'area antistante l...

Nucleare, un mondo poco sicuro

Nucleare, un mondo poco sicuro

di Alessandro Iacuelli

Greenpeace ha pubblicato la mappa delle centrali nucleari in Europa. La mappa è interattiva e cliccando sui puntini gialli che identificano i reattori nucleari è possibile conosc...

Fukushima, i silenzi di Tokyo

Fukushima, i silenzi di Tokyo

di Alessandro Iacuelli

Era la metà del dicembre scorso quando, in pompa magna, il premier giapponese Yoshihiko Noda annunciava che i reattori della centrale nucleare di Fukushima Daiichi, a quasi un an...

L’Italia che specula sul cibo

L’Italia che specula sul cibo

di Sara Seganti

Anche l’Italia fa la sua parte, piccola ma rilevante, nella speculazione sui generi alimentari. Land grabs e investimenti speculativi nei mercati delle materie prime sono due cause all’or...

Pagina 5 di 44

Edicola internazionale

Internazionale.it
I link ai giornali di tutto il mondo

Le ragioni del no alla TAV

Notav

 

 

 

 


Appello per un ripensamento del progetto di nuova linea ferroviaria Torino – Lione, Progetto Prioritario TEN-T N° 6, sulla base di evidenze economiche, ambientali e sociali.

Leggi tutto

Cuba

Il terrorismo
contro Cuba
a cura di:
Fabrizio Casari
Sommario articoli

Libri

Silvia Mari - Il rischio
Scarica in PDF

Questo sito è ottimizzato per
 
Firefox

Syndicate

feed-image Feed Entries