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Gio
23 Ottobre 2014
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La Svezia e il sottomarino fantasma

La Svezia e il sottomarino fantasma

di Mario Lombardo

Da ormai quasi una settimana, la marina militare svedese sta conducendo operazioni di ricognizione nelle acque del Mar Baltico, al largo di Stoccolma, alla ricerca di un misterioso sottomarino che rappresenterebbe una “minaccia subacquea” per il paese scandinavo. Da venerdì scorso le segnalazioni di avvistamenti si sono moltiplicate e, anche se non vi sono prove concrete dell’effettiva presenza di imbarcazioni subacquee né tantomeno che queste ultime costituiscano una reale minaccia per la Svezia, il colpevole della presunta provocazione sembra essere già stato individuato nel governo di Mosca.

Dopo alcuni giorni di ricerche senza successo, il comandante supremo delle forze armate svedesi, generale Sverker Göranson, ha fatto sapere che il suo paese non intende per il momento ridurre il dispiegamento di mezzi militari per l’individuazione del sottomarino. L’obiettivo, infatti, sarebbe quello di costringere il mezzo misterioso a emergere in superficie, “se necessario anche con la forza”.

Lo stesso comandante ha poi ricordato che è “estremamente difficile” rintracciare dei sottomarini e come alla Svezia non sia mai riuscita una simile impresa, mettendo perciò le mani avanti nel caso più che probabile che alla fine nessuna imbarcazione di questo genere venga individuata.

Le allusioni alla Russia si sono comunque sprecate sui media locali e internazionali, soprattutto con l’accostamento della vicenda in corso agli episodi registrati durante gli ultimi anni della Guerra Fredda, quando la marina svedese aveva varie volte dato la caccia a possibili sottomarini sovietici sconfinati nelle proprie acque territoriali.

Al di là dell’effettiva presenza di minacce nelle acque svedesi del Baltico, l’allarme scattato in questi giorni è stato subito sfruttato dal governo e dai militari svedesi per promuovere ulteriormente le politiche militariste perseguite in questi anni da Stoccolma.

Il senso di quanto sta accadendo al largo di questa città è stato riassunto sempre dal generale Göranson, il quale ha affermato che il valore più importante delle ricerche, “indipendentemente dal fatto che troveremo qualcosa, consiste nell’inviare un segnale molto chiaro che le forze armate svedesi agiscono e sono pronte ad agire in presenza di attività che riteniamo violino i nostri confini”.

Lo spettro di uno sconfinamento da parte di un sottomarino da guerra inviato dal Cremlino e la risposta della Svezia si inseriscono in particolare nel clima di isteria anti-russo che sta attraversando i governi dell’Europa orientale e dell’area del Baltico fin dall’esplosione della crisi in Ucraina.

Il colpo di stato orchestrato a Kiev da Washington e Berlino, contro il presidente democraticamente eletto Yanukovich, ha fornito la giustificazione per pianificare un vero e proprio accerchiamento della Russia, alla cui messa in atto contribuisce l’irrigidimento delle posizioni verso Mosca degli ex membri del Patto di Varsavia e di paesi come Svezia o Finlandia.

L’innalzamento dei toni di questi governi filo-occidentali serve al preciso scopo di ingigantire una minaccia russa praticamente inesistente, così da favorire la militarizzazione della periferia europea come strumento per esercitare pressioni su Mosca e provocarne l’isolamento.

L’episodio registrato in questi giorni a Stoccolma, ad esempio, è stato subito seguito da dichiarazioni dei governi di Lettonia ed Estonia. Il primo, tramite il ministro degli Esteri Edgars Rinkevics, ha definito gli eventi nelle acque territoriali svedesi come una “svolta” per gli equilibri della sicurezza nella regione del Mar Baltico.

Quello estone, invece, ha fatto sapere di voler aumentare le operazioni di sorveglianza nelle proprie acque territoriali. Martedì, inoltre, lo stesso primo ministro svedese da poco insediato, il socialdemocratico Stefan Löfven, proprio nel corso di una visita in Estonia ha annunciato l’intenzione del suo governo di incrementare le spese militari.

L’area del Baltico, d’altra parte, rappresenta un centro nevralgico della strategia statunitense di contenimento della Russia. Il presidente Obama lo scorso settembre aveva visitato l’Estonia, dove si era lasciato andare alla promessa di difendere i paesi baltici in caso di scontro con la Russia, prima di recarsi in Galles a un vertice NATO con al centro l’Ucraina e la creazione di una forza militare di risposta rapida da dispiegare in Europa orientale.

Riguardo la Svezia, poi, sono sempre maggiori le spinte interne ed esterne per portare il paese scandinavo nella NATO. Anche se il neo-premier Löfven ha ribadito proprio in questi giorni l’intenzione di non aderire all’Alleanza atlantica, questo sembra essere l’esito più logico nel medio o lungo periodo, visto il livello di collaborazione stabilitosi negli ultimi anni.

Lo status di paese neutrale è stato di fatto abbandonato da tempo dalla Svezia, visto che, tra l’altro, i governi susseguitisi nel nuovo millennio hanno preso parte più volte alle avventure belliche dell’imperialismo USA, come in Afghanistan o in Libia.

La partnership di Stoccolma con Washington è dunque consolidata, tanto che la Svezia, come dimostra il polverone sollevato in questi giorni attorno al fantomatico sottomarino russo, è ormai uno dei paesi sui quali gli Stati Uniti possono contare per mettere in atto provocazioni dirette contro Mosca per i propri obiettivi strategici.

Stoccolma non è infatti nuova a denunce con toni infuocati di incindenti o presunte violazioni dei propri confini territoriali. Nel marzo del 2013, ad esempio, il ministero della Difesa svedese aveva puntato il dito contro Mosca, accusando la Russia di avere condotto una simulazione di attacco nel sud del paese con alcuni aerei da guerra. A metà settembre, invece, l’ingresso nello spazio aereo svedese per una trentina di secondi di due velivoli SU-24 russi aveva convinto il governo di Stoccolma a presentare una protesta ufficiale all’ambasciatore russo.

Tutti questi episodi servono a creare un clima di tensione in Svezia, in modo da far digerire alla popolazione un militarismo spinto e una cooperazione sempre più intensa con la NATO. A queste politiche aveva dato un impulso decisivo il governo conservatore da poco sconfitto nelle elezioni di settembre ma, come appare già chiaro, le posizioni anti-russe e accesamente filo-americane saranno tutt’altro che abbandonate dal gabinetto di minoranza guidato dai Socialdemocratici appena installatosi a Stoccolma.

 

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