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Gio
28 Agosto 2014
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New York, il palazzo dell’apartheid

New York, il palazzo dell’apartheid

di Michele Paris

A sottolineare ancora una volta le gigantesche divisoni di classe negli Stati Uniti è stata recentemente la diffusione della notizia relativa alla costruzione di un edificio di lusso a Manhattan dotato di un’apposita “porta dei poveri”. Questo ingresso separato servirà a evitare che i residenti facoltosi delle nuove abitazioni dell’edificio nell’Upper West Side vengano anche solo accidentalmente in contatto con gli inquilini a basso reddito che si aggiudicheranno i pochi appartamenti messi a disposizione ad affitto regolato.

L’edificio in questione è un grattacielo al numero 40 di Riverside Boulevard con una superba vista sul fiume Hudson e l’estremità meridionale del Riverside Park. Lo spettacolare panorama sarà però visibile solo ai ricchi proprietari dei 219 esclusivi appartamenti che guardano verso il fiume, mentre gli occupanti delle 55 unità più economiche in locazione dovranno accontentarsi di un affaccio sulle strade laterali.

Sempre dal lato del fiume, i ricchi proprietari potranno accedere alle loro residenze grazie a una porta d’ingresso dedicata e vietata invece ai vicini di casa più poveri, confinati per l’accesso alle abitazioni a una “poor door” affacciata sulla 62esima strada.

L’edificio di 33 piani è tuttora in fase di costruzione ad opera della compagnia Extell Development che, sfruttando un regolamento municipale di New York, ha ottenuto sgravi fiscali per svariati anni e la possibilità di aggiungere un numero di unità abitative superiore a quanto previsto dal piano regolatore in cambio della realizzazione di alcuni appartamenti da offrire a un canone accessibile per inquilini con redditi relativamente bassi.

Se la legge prevede teoricamente che le unità a prezzo di mercato e quelle a canone regolato siano “integrate”, i costruttori hanno facoltà di creare ingressi separati per ricchi e poveri se decidono di mettere in vendita, invece che affittare, gli appartamenti o gli attici più lussuosi.

Simbolo esemplare delle disparità sociali che caratterizzano gli Stati Uniti e del disprezzo che la nuova aristocrazia nutre nei confronti delle classi “inferiori”, le “porte dei poveri” sono peraltro una realtà già presente in varie parti della città di New York.

Oltre al caso di Riverside, il New York Times questa settimana ha raccontato ad esempio del complesso residenziale Edge Community nel quartiere alla moda di Williamsburg, a Brooklyn. Anche qui, in un palazzo con vista sull’East River, gli affittuari più poveri devono passare attraverso un ingresso distinto e la separazione dai proprietari benestanti appare totale, dal momento che ai primi non è consentito utilizzare - nemmeno a pagamento - le strutture a disposizione di questi ultimi, come la palestra.

Nel caso del complesso al 40 di Riverside Boulevard, i prezzi di vendita potrebbero toccare cifre da capogiro. In un edificio vicino, ad esempio, un attico con 7 camere da letto è stato recentemente venduto per oltre 25 milioni di dollari.

Le 55 unità in affitto che occuperanno il sesto piano dell’edificio, invece, avranno canoni agevolati grazie a sussidi della città e dello stato di New York e verranno affittati a 850 dollari al mese per un appartamento con una camera da letto e a 1.100 dollari per quelli con due.

Nonostante siano ben al di sotto delle quote di mercato di Manhattan e della zona residenziale dell’Upper West Side, i canoni non sono poi troppo convenienti per i “fortunati” inquilini a cui saranno assegnate le abitazioni, visto che andranno a individui o famiglie con redditi al di sotto dei 50 mila dollari l’anno.

La notizia dell’approvazione durante l’estate del palazzo con la “porta dei poveri” ha creato parecchio imbarazzo per l’amministrazione del sindaco democratico Bill de Blasio, le cui fortune politiche sono dovute in buona parte ad una retorica progressista ed egalitaria che ha comunque poche corrispondenze con la realtà.

Secondo il vice-sindaco con delega all’urbanistica, Alicia Glen, la creazione di due porte d’ingresso separate andrebbe contro i “principi di uguaglianza” propagandati dall’attuale amministrazione di New York, la quale starebbe perciò lavorando ad un cambiamento della legge. Le modifiche alle norme che disciplinano il piano regolatore della città e che hanno permesso l’iniziativa dei costruttori dell’edificio di Riverside erano state però approvate anche dallo stesso de Blasio nel 2009 in qualità di membro del consiglio comunale.

I legami del sindaco con l’industria edile newyorchese erano apparsi d’altra parte evidenti nella campagna elettorale dello scorso anno e il suo stesso piano di creare circa 80 mila unità abitative “a basso costo” nei prossimi dieci anni si basa in larga misura su progetti legati ad accordi con i singoli costruttori che beneficeranno di fondi pubblici o sgravi fscali, come è accaduto appunto per il palazzo di Riverside in costruzione.

Secondo quanto riportato dal New York Post qualche mese fa, cinque progetti di lusso della compagnia Extell Development sono costati alla città quasi 22 milioni di dollari in mancati introiti fiscali solo nel primo anno dopo la loro costruzione. Grazie al programma comunale di sgravi, questi edifici hanno fruttato in tasse appena 567 mila dollari. Complessivamente, gli incentivi assicurati ai costruttori sia per nuovi progetti sia per ristrutturazioni creano annualmente un buco nelle casse comunali di circa 1 miliardo di dollari.

Più in generale, la drammatica situazione abitativa per milioni di persone a New York è il risultato di politiche pubbliche che da tempo puntano pressoché eslcusivamente sull’edilizia privata e che danno mano libera ai costruttori nei loro progetti, tutt’al più in cambio di qualche manciata di inadeguate unità abitative da assegnare ai redditi più bassi.

Queste pratiche, in definitiva, finiscono per contribuire alla creazione di nuove ulteriori residenze ad altissimo costo per super ricchi e speculatori, di cui New York abbonda, molte delle quali - 34 mila secondo i dati relativi al 2011 - non abitate per almeno dieci mesi all’anno a fronte di un numero di senzatetto che nella città ha superato ormai i 60 mila.

La disponibilità di immobili a cifre relativamente ragionevoli in una delle dieci metropoli con i maggiori livelli di disuguaglianza del pianeta è inoltre estremamente limitata. Il canone d’affitto medio mensile a Manhattan sfiora oggi i 4 mila dollari ed è raddoppiato in pochi anni nonostante le retribuzioni siano rimaste invariate.

Con simili costi, a cui vanno aggiunti quelli nettamente più alti del resto degli Stati Uniti per beni alimentari, trasporti ed energia, poco meno della metà degli abitanti di New York deve sopravvivere con un reddito annuo che si aggira attorno ai 36 mila dollari.

Infine, coloro che non fanno parte delle classi privilegiate si ritrovano a dovere fronteggiare una concorrenza spietata per i pochi alloggi “economici” disponibili, come confermano le 50 mila richieste presentate recentemente per soli 124 appartamenti in affitto a canoni compresi tra 349 e 1.588 dollari in un progetto residenziale nel distretto di Sugar Hill a Harlem.

 

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