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Ven
28 Novembre 2014
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Matrimoni addio

Matrimoni addio

di Tania Careddu

Matrimoni in picchiata. Sotto quota duecentomila. Circa tredicimila in meno rispetto al 2012. E trentacinquemila negli ultimi cinque anni. Sia quelli di prime nozze sia i matrimoni successivi al primo, anche se secondo un ritmo più contenuto. Per non parlare di quelli celebrati con rito religioso: oltre quarantaquattromila in meno nell’ultimo quinquennio.

Se proprio si dice ‘si’, le nozze con rito civile superano quelle in chiesa sia al Nord sia al Sud. Il crollo, soprattutto in Sardegna e in Umbria, è dovuto principalmente alla diminuzione delle prime nozze e, su tutto, quando i partner sono entrambi italiani. Vuoi per un effetto ‘strutturale’, determinato dal trend di contrazione delle nascite in corso dagli anni settanta, vuoi (c’è da giurarci) per quella progressiva diffusione delle unioni di fatto che, dal 2008, sono raddoppiate, superando il milione nel 2013.

In particolare, sono le convivenze more uxorio tra partner celibi e nubili a registrare l’impennata. A conferma di ciò, l’incidenza delle nascite di bambini fuori dal matrimonio: nel 2013, oltre uno su quattro ha i genitori non sposati. Da aggiungere: la più prolungata permanenza dei giovani nella famiglia di origine per l’aumento della scolarizzazione e dei tempi di formazione, per gli ostacoli all’ingresso nel mondo del lavoro e la precarietà a esso correlata, e per la difficoltà di accesso al mercato delle abitazioni. Dopo l’incalzante aumento registrato fino al 2008, scendono anche le seconde nozze, soprattutto in Basilicata, Calabria, Campania e Molise.

E, laddove succeda, le unioni avvengono sempre con rito civile. Che è la formalità più scelta, passando dal 37 per cento del 2008 al 43 per cento del 2013, indicando uno dei tratti più evidenti del mutamento in atto nell’istituzione matrimoniale, in particolare al Nord e al Centro e fra tutte le fasce della popolazione.

Stabili i matrimoni misti: il loro andamento, altalenante per le variazioni normative, è più stabile nelle aree della Penisola in cui è più radicato l’insediamento delle comunità straniere, nelle quali un matrimonio su cinque ha almeno uno dei due contraenti di origine straniera. Più spesso, è la sposa, una su due è cittadina dell’Est Europa (rumena o ucraina) oppure brasiliana. Mentre, gli uomini stranieri sposati dalle italiane sono marocchini, albanesi e tunisini.

“I dati diramati dall’Istat denunciano che la famiglia italiana e il matrimonio sono profondamente cambiati”, sostiene il presidente nazionale dell’Associazione degli Avvocati Matrimonialisti Italiani, Gian Ettore Gassani. Che spiega: “Nel 1974, quando il referendum sancì la sopravvivenza del divorzio introdotto nel 1970, furono celebrati quattrocentoventimila matrimoni in Italia, quasi tutti religiosi. A distanza di quaranta anni, il numero dei matrimoni in Italia è più che dimezzato. Questa declino è assolutamente inesorabile e probabilmente invincibile”.

E continua: “In Italia, il matrimonio è sempre stato considerato un’istituzione sacra e di fondamentale importanza sociale, come in nessun altro Paese al mondo. Per questo motivo, la crisi del matrimonio italiano è una notizia per l’intero pianeta".

"Le ragioni di tale fenomeno - prosegue Gassani - sono quattro: sposarsi costa moltissimo e presuppone assunzioni di responsabilità molto serie; aumentano le coppie di fatto perché gli italiani non considerano più il matrimonio come il percorso obbligato per formare una famiglia e mettere al mondo i figli; per le donne, inoltre, il matrimonio non è più il sogno da realizzare a tutti i costi mentre per gli uomini è diventato un rischio troppo alto in caso di separazione e divorzio; da ultimo, il numero di separazioni e divorzi scoraggia gli italiani a fare il grande passo. Peraltro, aumentano i matrimoni misti, il 70 per cento dei quali finisce in tribunale”.

E chi pronuncia il fatidico ‘si’, opta sempre di più per un regime patrimoniale di separazione dei beni, che è in rapida crescita. Anche nel Mezzogiorno, dove, nel 2013, raggiunge livelli di incidenza superiori al dato medio nazionale. Trasversalmente a tutti i livelli di istruzione. Non si sa mai.

 

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